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Ai berluscones non entra nella zucca che il consenso non autorizza a commettere reati. Altrimenti bisognerebbe stabilire un tariffario. Con due milioni di voti si potrebbe fare un furto semplice, con quattro un furto con scasso, con sei una rapina, con dieci una frode fiscale, con dodici commettere un omicidio, con venti compiere una strage.

Già è grave che Pdl e Pd (sia pur questo sottobanco) trattino per trovare una via d'uscita al Cavaliere per permettergli di sfuggire a una condanna definitiva. Perchè qui non c'è da dividersi in 'falchi' e 'colombe', ma sono in gioco principi indisponibili, come l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, che non è nella potestà di nessuno violare.

In uno Stato di diritto non è necessario che le sentenze siano rispettate, è invece inderogabile che siano applicate. Berlusconi quindi, visto che per motivi d'età non puo' essere messo al gabbio, deve andare ai servizi sociali o ai domiciliari. Se sceglierà questa seconda soluzione non potrà ricevere visite, e nemmeno telefonate, se non dagli stretti familiari e potrà uscire, per qualche ora, solo se autorizzato dal Giudice di Sorveglianza. E se cercherà di fare il furbo evadendo da una delle sue ville in orari non autorizzati, troverà due robusti carabinieri che lo acciufferanno per il collo e lo riporteranno a calci in culo a casa o direttamente al gabbio perchè non ha rispettato i limiti imposti dal Giudice. Cosi' van le cose per tutti i cittadini che si trovano nella sua situazione.

Gravissimo sarebbe se Pdl, Pd, Capo dello Stato per non fargli scontare la pena alla reclusione trovassero qualche 'escamotage'. 1) Grazia. Va chiarito che la richiesta di Grazia non implica un'ammissione di colpevolezza e che la Grazia puo' essere concessa 'motu proprio' dal Capo dello Stato, senza richiesta. La Grazia, in genere, viene concessa per considerazioni umanitarie. E in ogni caso non si vede per quale mai motivo dovrebbe essre data a un 'delinquente naturale', come lo ha definito il Tribunale di Milano, che ha già un altra condanna sul gobbo, processi in corso, che non ha mai manifestato pentimenti per le sue malefatte ma, al contrario, continua ad accusare i suoi giudici di un reato gravissimo (aver distorto la legge a fini politici) senza peraltro degnarsi di fornire le prove denunciando i magistrati felloni alla prima Procura competente. 2) Commutazione della pena. Vale il discorso fatto per la Grazia. 3) Amnistia. Sarebbe la prima volta al mondo che per salvare un delinquente se ne liberano altri ventimila. Amnistia e indulto non hanno mai risolto l'annoso problema del sovraffolamento delle carceri che, nel giro di due anni, è tornato al livello precedente. Perchè invece di strologare sui Ponti di Messina, in tutti questi anni non si sono costruite carceri nuove e civili? Comunque in questo momento un provvedimento generale di clemenza assumerebbe, di fatto, il carattere grottesco e inaudito di una amnistia 'ad personam' .

Sulla decadenza da senatore di Berlusconi mi pare invece che i suoi difensori abbiano qualche ragione. La legge Severino non è incostituzionale, perchè vale per tutti, e non c'è bisogno di alcun ricorso alla Consulta. Pero' in penale vale il principio della «irretroattività della legge, a meno che non sia più favorevole al reo». Che non è il caso di Berlusconi. Per lui dovrebbe valere il principio della irretroattività perchè la decadenza da senatore si configura come una pena accessoria. Berlusconi, visto che non ha la dignità di dimettersi, puo' rimanere senatore. Ma dal gabbio.

Massimo Fini

Il Fatto Quotidiano, 31 agosto 2013

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La probabile aggressione americana alla Siria non ha alcuna legittimità. Nè giuridica nè morale. Fino a una ventina di anni fa valeva il principio di diritto internazionale della «non ingerenza militare negli affari interni di uno Stato sovrano». Gli americani lo hanno cancellato. Prima in Serbia, nel 1999, per la questione del Kosovo. Qui erano a confronto due ragioni: quella degli indipendentisti albanesi del Kosovo, diventati maggioranza nella regione, e quella dei serbi a conservare la sovranità su un territorio che era da sempre, storicamente e giuridicamente, loro. Ma gli americani decisero che, a loro insindacabile giudizio, i torti stavano solo dalla parte dei serbi e bombardarono per 72 giorni una grande capitale europea come Belgrado. Poi è stata la volta dell'Iraq (2003). Caduto il pretesto che Saddam possedeva armi chimiche si è affermato che era imprescindibile portarvi la democrazia, operazione costata dai 650 ai 750 mila morti iracheni (e non è finita perchè lo scardinamento degli equilibri in Iraq ha portato a una sanguinosa guerra civile fra sunniti e sciiti che causa centinaia di morti alla settimana). Quindi c'è stata la Libia (2011). Oggi tocca alla Siria. Domani, chissà, all'Iran. Nessuna di queste operazioni aveva l'avallo dell'Onu. Ma l'Onu, se ci si passa il volgare fiorentino, «va su e giù come la pelle dei coglioni». Se c'è il suo avallo l'operazione è legittima, se non c'è si procede lo stesso. In Siria Assad ha accettato gli ispettori dell'Onu che devono indagare se ha effettivamente utilizzato armi chimiche contro i ribelli. Se ne dovrebbero aspettare le conclusioni. Ma gli americani hanno fretta: «Le prove le abbiamo noi e le abbiamo fornite agli alleati». I quali dovrebbero stare perlomeno all'erta visto il grottesco precedente iracheno.

Cio' che è intollerabile non è la politica di potenza imperiale-l'hann fatta tutti, ogni volta che hanno potuto-ma la pretesa degli americani di darle delle giustificazioni morali. Il loro grimaldello per scardinare ogni principio di diritto internazionale e poter aggredire i Paesi che non stanno nella loro sfera di influenza è la difesa dei 'diritti umani'. Ma andiamo. Uno dei loro principali alleati in questa ennesima aggressione è l'Arabia Saudita vero campione dei 'diritti umani', in particolare quelli delle donne. E mi piacerebbe sapere da dove mai deriva questa 'superiorità morale' di cui gli americani si sentono investiti. Nel campo dell'uso delle 'armi di distruzione di massa' non hanno rivali. Hanno gettato la bomba atomica su Hiroshima. E tre giorni dopo, nonostante fossero ben consapevoli dei suoi effetti devastanti, su Nagasaki. Sono loro, insieme alla Francia e all'allora Urss, ad aver fornito le armi chimiche a Saddam in funzione antiraniana e anticurda. E se poi non le hanno trovate è perchè Saddam le aveva già esaurite 'gasando' in un colpo solo i cinquemila abitanti del villaggio di Halabya, nel complice e vergognoso silenzio di tutta la stampa occidentale perchè allora Saddam era un nostro alleato.

Il segretario di stato John Kerry, di cui quel pseudonero e pseudodemocratico di Obama è il ventriloquo, ha definito «un'oscenità morale» l'uso di armi chimiche, peraltro ancora tutto da provare, da parte dell'esercito di Assad e ha detto di aver pianto mentre vedeva un padre che cercava di salvare i propri figli. Perchè non piange sulle migliaia di bambini e bambine assassinati in Afghanistan dai dissenati raid aerei della Nato e su quelli nati storpi, ciechi e deformi per l'uso indiscriminato delle bombe all'uranio impoverito?

Massimo Fini

Il Gazzettino, 30 agosto 2013

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Per gli occidentali le elezioni sono il sacro perno della democrazia. Quando le vinciamo noi o i nostri amici. Se invece le vincono gli altri non valgono più. E' storia vecchia e quanto sta accadendo in Egitto ne è la riprova. Il precedente più noto è l'Algeria. Nel 1991 le prime elezioni 'libere', dopo trent'anni di una sanguinaria dittatura militare, furono vinte dal Fis (Fronte islamico di salvezza) con una schiacciante maggioranza del 47% (aveva già vinto le amministrative dell'anno prima col 54%). Ma si stimava che al ballottaggio avrebbe raggiunto i due terzi dei consensi con l'apporto dei partiti islamici minori. Allora i generali tagliagole, con l'appoggio dell'intero Occidente, annullarono le elezioni sostenendo che il Fis avrebbe instaurato una dittatura. In nome di una dittatura del tutto ipotetica si ribadiva quella precedente. Tutti i principali dirigenti del Fis furono messi in galera o assassinati. Cosa succede in un Paese quando la stragrande maggioranza della popolazione si vede derubata del voto? Una guerra civile. I gruppi più decidi del Fis costituirono il Gia (Gruppo islamico armato) che diede vita a una guerriglia durata anni e costata 200 mila morti, in maggioranza civili. Ma non erano tutti addebitabili al Gia. Anzi. Mohamed Samraoui, numero due dell'antiterrorismo, riparato in Francia, in un libro del 2003 ('Cronache di un anno di sangue') ha rivelato come molte stragi attribuite al Gia fossero opera di reparti speciali dell'esercito, camuffati da estremisti islamici, per indirizzare l'odio della popolazione sui guerriglieri.

In Egitto le prime elezioni libere, dopo decenni di dittature militari, sono state vinte dai Fratelli Musulmani e il loro leader, Morsi, è diventato premier. Dopo un anno ci sono state alcune sommosse di piazza che chiedevano la cacciata di Morsi e dei Fratelli. Ciò che si rimprovera a Morsi non è di avere instaurato una dittatura o di aver varato leggi liberticide in salsa islamica, ma l'inefficienza. A questa stregua, in Occidente, qualsiasi governo potrebbe essere legittimamente abbattuto con la violenza di piazza. I generali tagliagole egiziani, proprio quelli che, con l'appoggio degli americani, avevano sostenuto la dittatura di Mubarak, han preso pretesto da queste manifestazioni per cancellare l'esito delle elezioni, arrestare Morsi con i suoi principali collaboratori, ribadire la propria dittatura e dare il via a una repressione che marcia al ritmo di un migliaio di morti la settimana, cosa che nemmeno Assad potrebbe permettersi. E il democratico Occidente? A botta calda dopo il primo massacro ferragostano (600 morti) Emma Bonino, il nostro ministro degli Esteri, si è detta "preoccupata per la violazione dei diritti umani". Gli americani non hanno proferito verbo. Hollande e Merkel si sono rimessi alla Ue che ha deciso di non decidere.

Di fronte a questa vergognosa ipocrisia dell'Occidente ci piace dar conto del comunicato diramato dall'Emirato isalmico d'Afghanistan del Mullah Omar: "Nel condannare con fermezza l'azione disumana e non etica delle forze di sicurezza affinché si arresti lo spargimento di sangue di donne, bambini e anziani innocenti pensiamo che i militari e il governo egiziani debbano preparare il cammino per il ritorno del presidente costituzionalmente eletto in modo da impedire alla situazione di andare ulteriormente fuori controllo".

A furia di calpestare, in nome della realpolik, i loro sacri principi, agli Occidentali tocca farsi impartire lezioni di etica istituzionnale, e non solo, anche dai Talebani.

Massimo Fini

Il Fatto Quotidiano, 24 agosto 2013