Delle sorde, sordide, lotte intestine che si sono scatenate fra le varie correnti del Csm e i magistrati a esse legati per accaparrarsi il posto di Procuratore capo di Roma lasciato libero un mese fa da Giuseppe Pignatone, che hanno a loro volta scoperchiato, come in una matrioska, altri fondi e sottofondi dello stesso genere per assicurarsi posizioni apicali nell’ordine giudiziario, col corollario di altissimi magistrati sospettati di essere disposti a vendersi per un anello da regalare alla moglie, per sbafare una vacanza in qualche località prestigiosa, e di frequentazioni equivoche, in questo caso non più sospettate ma documentate, con uomini politici, faccendieri, imprenditori indagati per gravi reati, insomma di questo guazzabuglio sinistro e quasi inestricabile abbiamo capito una sola cosa, quella scritta (Fatto, 31.5) da Gian Carlo Caselli, ex Procuratore della Repubblica di Torino fra i tanti incarichi che ha avuto, cioè che “l’impatto vero e tremendo” di questa storia grava “sull’indipendenza della Magistratura”. Noi, che non siamo magistrati né ex magistrati, e siamo quindi liberi da ogni riguardo di colleganza, diremo qualcosa di più: dalle notizie emerse in questi giorni, anche se fossero confermate solo in parte, si ricava che la Magistratura italiana, come ogni altro corpo del nostro Stato, è corrotta, con tutta probabilità anche penalmente, di sicuro moralmente. ‘Pecore nere’ ci possono essere ovunque, questo è ovvio, ma qui il dissesto morale, e forse anche penale, appare di sistema. E se anche si trattasse solo di sospetti bastano per incrinare la fiducia dei cittadini nella credibilità della Magistratura. E con una Magistratura ritenuta, a torto o a ragione, più a ragione, temiamo, che a torto, poco credibile, si minano alle radici le fondamenta stesse dello Stato e della democrazia. In uno Stato di diritto la Magistratura è il massimo organo di garanzia di una corretta convivenza fra i cittadini, non lo è, benché sia capo del Csm, il Presidente della Repubblica che in quest’ambito ha di fatto solo un potere di ‘moral suasion’ che in un Paese come il nostro dove l’immoralità e la corruzione, nelle Istituzioni e non, sono dilaganti, lascia il tempo che trova. Se settori della Magistratura e singoli magistrati non agiscono per la difesa di quella legalità di cui dovrebbero essere gli integerrimi custodi, ma per fini propri diversi da quelli di giustizia, allora casca l’asino. Si rompe cioè il contratto sociale che dovrebbe tenerci insieme. Diventa anche patetico il disperato grido dei Cinque Stelle “legalità, legalità” se a violarla sono proprio quelli che dovrebbero assicurarla. E si rischia di dar ragione al mantra di Silvio Berlusconi che, coadiuvato dalla potenza di fuoco dei suoi media, ha sempre sostenuto, e tuttora sostiene, di essere stato e di essere vittima di una “magistratura politicizzata”. E allora avremo davvero toccato il fondo.
Massimo Fini
Il Fatto Quotidiano, 4 giugno 2019
A furia di osservare il mostro si finisce per assomigliargli. Lo notavo nei commenti che ieri Il Fatto ha affidato ad alcuni intellettuali noti per la loro indipendenza e nello stesso editoriale del direttore, Marco Travaglio. Tutti, a parte Daniela Ranieri, parlavano in stretto politichese con un linguaggio estrapolato dalla politique politicienne, elaboravano strategie. Più che intellettuali o giornalisti sembravano dei segretari di partito. Nessuno, mi pare, ha notato che queste elezioni europee hanno segnato l’ennesima sconfitta del socialismo, in Italia ma anche in Europa. Nel nostro Paese gli unici ad avere un programma sociale erano e sono i grillini (poiché nel Pd, abbia il 18 o il 20 o il 40 % di sociale non c’è più nulla- “D’Alema di’ qualcosa di sinistra. Di’ qualcosa”, Nanni Moretti). Naturalmente, per sua natura, un programma sociale per realizzarsi ha bisogno di tempo, non ha l’immediatezza delle facili invettive contro gli immigrati e le immigrazioni. E questo programma i Cinque Stelle avevano provato a metterlo in atto con alcune misure, solamente iniziali ma già piuttosto concrete. Ma sono stati stoppati sul posto. La loro ostilità nei confronti delle grandi opere delle infrastrutture ha un doppio significato. E’ notorio, anzi è storico, che più un Paese si modernizza più si allarga la forbice fra i ceti ricchi e quelli poveri. Inoltre per salvare l’ambiente non bisogna aumentare, ma diminuire la produttività e con essa i consumi. Le manifestazioni per l’ambiente con ragazzette tipo Greta Thunberg hanno un significato solo folcloristico se non si è disposti a pagarne i duri prezzi nel campo della produzione e del consumo. Non si può avere nello stesso tempo la botte piena e la moglie ubriaca.
Ma, a parte la Spagna, queste elezioni hanno mostrato che il socialismo arretra in tutta Europa. Fuori dal Vecchio Continente, attraverso Donald Trump, il bolivarismo chavista, cioè la forma che il socialismo aveva preso in Sudamerica, verrà spazzato via dal Venezuela, dalla Bolivia, dopo aver subìto la stessa sorte nel Brasile di Lula e della Rousseff. E’ l’ora dei Bolsonaro. E così continueremo a vivere in un modello di sviluppo che ho definito “paranoico” che oltraggia sempre di più gli “umiliati e offesi”, senza più alcuna difesa, e riesce anche nell’impresa di far viver male, esistenzialmente, chi sta economicamente bene (negli Stati Uniti, il Paese per ora ancora dominante e più ricco, oltre il 60% degli abitanti fa uso abituale di psicofarmaci, cioè è gente che non vive bene nella propria pelle). Le parole del Papa cattolico, che in qualche modo cerca di opporsi a questa deriva, non contano più nulla. E il crocefisso esibito da Matteo Salvini ne è la clamorosa e penosa dimostrazione.
Massimo Fini
Il Fatto Quotidiano, 30 maggio 2019
E’ la vittoria del variegato partito dei corrotti, cosa che non dovrebbe poi meravigliare più di tanto visto che in Italia sono la stragrande maggioranza. La parola “legalità” non ha diritto di cittadinanza nel nostro Paese. La sera di domenica nelle varie no-stop televisive i conduttori e soprattutto i commentatori non riuscivano a trattenere l’esultanza per il tonfo dei 5Stelle, mentre dalle finestre aperte delle ricche e borghesi case milanesi si udivano grida di trionfo, come dopo l’ultima nostra vittoria ai Mondiali di calcio, non tanto per l’exploit di Matteo Salvini quanto per la clamorosa caduta dei 5Stelle. Una buona mano l’han data le cosiddette sinistre attaccando per anni i grillini a spada tratta, con motivazioni molto profonde, basate soprattutto sui congiuntivi, e aprendo così la strada alla destra più becera, più antropologicamente razzista, più antisociale che si sia mai vista in Italia, perché anche il Fascismo un programma sociale almeno ce l’aveva.
Massimo Fini
Il Fatto Quotidiano, 28 maggio 2019